Sabato sera sono andato a casa di Luca
4 mesi fa
"Da quando ho cominciato a pensare, ho pensato che sarei stato un giornalista. Non è stata una scelta, non ho deciso nulla. Il giornalismo ha deciso per me". (Indro Montanelli, Soltanto un giornalista)
Sono appena rientrato da Lampedusa. Ho visto la disperazione negli occhi di centinaia di poveri cristi scappati da guerre e fame alla ricerca di un futuro migliore. Ho visto la disperazione negli occhi di una cittadinanza stanca di uno Stato che l'ha dimenticata e che la usa come avamposto contro l'immigrazione clandestina. Nel nome di una politica miope convinta che le espulsioni di massa, il filo spinato e la forza pubblica siano più forti della disperazione che spinge migliaia di persone ad attraversare deserti e a rischiare la vita su un mare buio come la pece.
Magari il Piave è ancora «calmo e placido», piuttosto sono i fanti a mormorare irritati. E non solo loro, l’Esercito Italiano: anche l’Aeronautica Militare, i Carabinieri e la Marina. Divise di terra, di cielo e di mare che oggi dovrebbero festeggiare in parata dietro al ministro della Difesa Ignazio La Russa la “Giornata delle Forze Armate” e il “90° anniversario dell’Unità Nazionale”, ma che invece sono in subbuglio e davvero arrabbiati. «Perché la festa, quella vera - ironizza un militare con più di qualche grado - ce l’hanno già fatta: in Finanziaria». Frutti avvelenati della cura dimagrante imposta dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti che a colpi di forbice ha tagliato alla cieca i bilanci di tutti i ministeri, Difesa incluso. E per le Forze armate il risultato è da fame: -838,1 milioni di euro nel 2009 rispetto all’anno in corso e un progressivo snellimento che porterà gli stanziamenti della Difesa a 18,9 miliardi nel 2011 contro i 21,1 del 2008. Dati che non circolano clandestini su blog e newsletter ma che il ministero ha messo nero su bianco nella propria nota illustrativa alla Finanziaria. E il saldo ampiamente negativo, hanno scritto gli uffici della Difesa, «rischia di compromettere irrimediabilmente le capacità produttive». Particolarmente complicata la situazione per la funzione Difesa, dove le previsioni di spesa per il 2009 registrano -7% rispetto al 2008 (14.339 milioni contro i 15.408, lo 0,87% del Pil rispetto all’1,42% di media europea). Meno 7% nel prossimo anno anche per le spese per il personale militare e civile, una sforbiciata che salirà al 40% a decorrere dall’anno 2010 per le risorse «destinate alla professionalizzazione». Soldi che, in pratica, metteranno in discussione sia l’assunzione di nuovo personale che la stabilizzazione dei «precari» che già da anni vestono la divisa. Non sono migliorinemmeno le notizie riguardo al settore “esercizio”, ossia a quei fondi che servirebbero per la manutenzione dei mezzi e l’addestramento del personale. Il condizionale però, a leggere i segno negativi, è d’obbligo: -775,3 milioni rispetto al 2008 (-29,1%). E cosi, hanno scritto gli uffici della Difesa, i fondi «risultano assolutamente insufficienti per assicurare, sia pure al minimo livello, le attività di addestramento e formazione, le attività manutentive, scorte di materiali per uno strumento aderente agli impegni nazionali oltre a quelli Nato/Ue/Onu». Perché di questi ritmi, prosegue l’analisi ministeriale, c’è «il rischio di un progressivo decadimento operativo con una riduzione prossima all’azzeramento delle esercitazioni, delle ore di moto e di volo». E il calcolo è presto fatto: grazie ai nuovi tagli imposti dal governo, infatti, nel 2009 «l’Esercito potrà svolgere circa 2.880 esercitazioni a fronte delle 7.500 del 2008. La Marina disporrà di circa 29.800 ore di moto a fronte delle 45.000 del 2008. L’Aeronautica potrà effettuare circa 30.000 ore di volo a fronte delle 90.000 del 2008». Niente male se si considera che soltanto poche settimane fa, nella relazione annuale del 2008 al parlamento, il ministero della Difesa denunciava che «il livello addestrativo complessivo è sceso ampiamente sotto il livello di guardia». Per correre ai ripari, allora, altri tagli. Anche alla manutenzione, giusto perché non si ripetano più casi simili a quello dell’incidente capitato due settimane fa in Francia ad un elicottero dell’Aeronautica italiana che ha causato la morte di otto militari. Così se nel 2009 il livello di efficienza sarà garantito per una percentuale di mezzi fra il 45 e il 65%, nel 2012 si arriverà ad un numero «prossimo allo zero». E anche questo, è scritto nero su bianco sui documenti ministeriali. «In pratica - scherzava amaramente proprio ieri un alto esponente della Difesa - è come avere una Ferrari e non i soldi per mettere la benzina o cambiare le gomme». E per il futuro, le cose difficilmente potranno migliorare visto che, in assoluta coerenza con quanto fatto ad esempio per la ricerca, il governo ha deciso di tagliare 750 milioni di euro (-22,1%) ai fondi del settore “investimento”. Una scelta che secondo i tecnici del ministro la Russa causerà «un forte rallentamento dell’adeguamento tecnologico della Difesa». Dati che non lasciano troppi dubbi sul futuro che attende le Forze Armate italiane. Tagli che colpiscono «in modo particolare il settore del personale e dell’esercizio - si legge nella relazione scritta dal ministero della Difesa - destinati nei due anni successivi a raggiungere condizioni di degrado tali da risultare difficilmente recuperabili, con conseguenti riflessi anche sugli impegni internazionali, sia in termini di presenza negli Organismi e comandi permanenti, sia per quanto attiene al contributo di Forze permanentemente date disponibili a Nato/Ue ed alla partecipazione di Missioni all’estero». Un grido d’allarme altissimo di fronte al quale, per logica e coerenza, un ministro dovrebbe dimettersi in polemica con il proprio governo. E La Russa invece che fa? Si mette da parte un fondo di 3 milioni di euro, sottratti al bilancio della scuola, e ci organizza la festa di chi invece non avrebbe proprio nulla da festeggiare. Una scelta che ha fatto infuriare sia le rappresentanze sindacali delle Forze Armate, i Cocer, che molte divise. «La manifestazione conclusiva di Roma - si è difeso La Russa - vedrà la partecipazione di Andrea Bocelli, Fabrizio Frizzi e Rita Dalla Chiesa, bande e 150 tra orchestrali e coristi e avrà un costo di 300mila euro. Altri 200mila andranno per la comunicazione istituzionale e 250mila per l’occupazione del suolo pubblico».
Riccardo aveva 34 anni quando morì ammanettato mani e piedi nella sua abitazione alla periferia di Trieste. Intorno a lui almeno quattro poliziotti che adesso rischiano di finire sotto processo per omicidio colposo: Francesca Gatti, Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biasi. Per loro, infatti il pubblico ministero Pietro Montrone ha presentato tre giorni fa la richiesta di rinvio a giudizio al gip Enzo Trucellito. Una vicenda terribile che approda finalmente in un’aula di Tribunale dopo quasi tre anni di una battaglia legale condotta in ostinata solitudine da una famiglia ferita e offesa. Dallo Stato. Una battaglia iniziata il 27 ottobre del 2006, quando su Borgo San Sergio era già sceso il buio. Al quarto piano di una palazzina Ater c’è Riccardo Rasman: ha 34 anni e da diverso tempo è in cura al Centro Igiene Mentale di Domio. Ha una pensione da invalido per problemi psichici iniziati molti anni prima, dopo lunghi mesi di sevizie e atti di nonnismo a cui era stato costretto, spesso con la violenza, durante il servizio militare. Riccardo è felice perché forse ha trovato un lavoro e nel monolocale che aveva avuto in affitto, pur vivendo ancora coi genitori, festeggia a modo suo. La musica di una radiolina, qualche petardo lanciato fuori dalla finestra e una goffa danza, nudo alla finestra. I vicini si lamentano e chiamano la Polizia, che interviene con una volante. Gli agenti bussano alla porta, ma Riccardo si rifiuta di aprire. È spaventato, grida e li minaccia. Qualcuno dei vicini avverte gli agenti, spiega loro chi è Riccardo e racconta che di lui si sono presi cura i medici del Cim. Eppure la polizia decide di intervenire lo stesso. Arrivano altri due mezzi e i Vigili del Fuoco sfondano la porta. Ne nasce una violentissima colluttazione, Riccardo viene ferito e perde sangue. Prima di essere immobilizzato da almeno quattro agenti si difende, ma prende pugni in faccia e colpi sul resto del corpo. Forse anche, ipotizza la procura, con il piede di porco che era stato usato per sfondare la porta. Lo ammanettano, le braccia piegate dietro la schiena, le caviglie bloccate con un fil di ferro. Riccardo respira affannato, si lamenta. Perde conoscenza e muore in pochi minuti, la faccia gonfia per le botte, livida per quel respiro strozzato in gola e sporca di sangue. Come il muro contro cui gli agenti lo hanno spinto, le lenzuola del letto e le piastrelle bianche del pavimento. I poliziotti, ricostruisce il pm nell’atto di chiusura delle indagini, «dopo essere riusciti a spingerlo a terra in posizione prona, al fine di immobilizzarlo e ammanettarlo, esercitavano sul tronco del Rasman, sia salendogli insieme o alternativamente sulla schiena che premendo con le ginocchia, un’eccessiva pressione che ne riduceva gravemente le capacità respiratorie». In questo modo, si conclude la ricostruzione del pubblico ministero, «procuravano al Rasman una asfissia “da posizione” che lo conduceva alla morte».
Il sindaco sceriffo, deposta ormai da qualche anno la fascia tricolore del Comune di Treviso, non s’è mai tolto dal petto la stella e dalla bocca l’eloquio forbito che in passato gli è valso tanti titoli di giornale quanti fascicoli di inchiesta della magistratura. L’ultima è notizia di ieri e arriva da Venezia, dove la procura ha aperto una indagine contro il vice sindaco di Treviso per le frasi rivolte dal palco durante la festa della Lega Nord nella città della laguna, il 14 settembre scorso. «Istigazione all’odio razziale», l’ipotesi di reato che i pubblici ministeri contestano all’esponente leghista. La stessa accusa per cui, un anno fa, la procura di Treviso lo iscrisse nel registro degli indagati per le sue parole sulla «pulizia etnica» degli omosessuali e per cui fu assolto in primo grado nel 2000: quando propose di far vestire da leprotti gli extracomunitari per far allenare le doppiette trevigiane.