mercoledì, aprile 25, 2007

Viva l'Italia

Viva l'Italia, l'Italia liberata. L'Italia partigiana e l'Italia della Resistenza.

Buon 25 aprile.

lunedì, aprile 23, 2007

Consigli per la lettura, e per la coscienza

E' in edicola dal 20 aprile il libro "Ammazzàti l'Onorevole", dell'amico e collega Enrico Fierro. Una buona lettura per capire qualcosa di più di quello che succede in Calabria e per non lasciare che Francesco Fortugno sia morto invano.


giovedì, aprile 19, 2007

Lozano sa e non sa......

Magari, come dice il suo legale di fiducia Alberto Biffani (che in passato è stato difensore del giudice Vittorio Metta nel procedimento Imi-Sir e di Claudio Vitalone in quello per l’omicidio Pecorelli), Mario Lozano davvero non ha mai saputo del processo a suo carico che si è aperto a Roma per l’omicidio di Nicola Calipari. Però di stranezze nel comportamento processuale del marine statunitense, che il 4 marzo 2005 aprì il fuoco a Baghdad sulla vettura a bordo della quale viaggiavano Calipari, Giuliana Sgrena e l’agente segreto Carpani, ce ne sono. Prima fra tutte la notizia riportata ieri da un blog americano secondo il quale lo stesso Lozano avrebbe assunto come difensore l’avvocato penalista Ed Hayes, una specie di star dei processi di mafia a New York negli anni Ottanta che fece persino una comparsata nel film «Il Padrino» di Francis Ford Coppola, oltre ad aver ispirato il personaggio del romanzo di Tom Wolfe «Il Falò delle Vanità». Una notizia che sarebbe però qualcosa più di un semplice «rumor» visto che a riportarla è il diario on line di John Byrnes, un blogger che da mesi segue da molto vicino la vicenda penale dell’ex marine del 69° reggimento di fanteria («Il mio amico Lozano»). Talmente da vicino che, fra un insulto e l’altro rivolto alla giornalista del «manifesto» Sgrena («una calunniatrice» «senza vergogna» che «da due anni diffama Lozano», una «giornalista marxista», «una persona capace di qualsiasi cosa»), John Byrnes è uno dei promotori della catena di solidarietà lanciata dall’associazione dei familiari dei soldati del 69° reggimento di fanteria per pagare le spese di difesa di Mario Lozano. Una colletta che deve aver dato buoni frutti...

mercoledì, aprile 18, 2007

Ddl Mastella sulle intercettazioni. Arriva il bavaglio


La libertà di stampa, secondo me, è come l'ossigeno. Non ti accorgi quando c'è, non lo vedi, non lo senti. E' insapore e inodore. Ma sai che c'è dal fatto che sei vivo, e sai che se non ci fosse ti accorgeresti subito della sua assenza. Per cui non mi meraviglio affatto se in un paese come l'Italia parlare di libertà di stampa, di informazione indipendente sia diventato come predicare le albe e i tramonti. Tutti le danno per scontate, nessuno ci fa più caso. Succede tutti i giorni, perché curarsene. Perchè affannarsi a parlare di libertà di stampa, allora? Siamo un paese democratico, dicono, è ovvio che ci sia. Perché parlarne, allora?
Perchè succede che il governo compatto, la maggioranza festante e l'opposizione partecipe approvino in Parlamento (per ora solo alla Camera) un decreto che vieta ai cronisti di pubblicare qualsiasi atto di un'indagine della magistratura, almeno fino alla chiusura delle indagini preliminari e al rinvio a giudizio. Almeno, perché in alcuni casi bisognerà aspettare addirittura la sentenza d'appello. Intercettazioni telefoniche comprese, nè integrali, nè a stralci e nemmeno un riassuntino. Se lo fa, il giornalista rischia fino a 30 giorni di carcere e 100mila euro di multa.
Dicono: "è normale, dobbiamo evitare la gogna mediatica della pubblicazione di intercettazioni telefoniche che nulla hanno a che vedere con l'inchiesta e i reati". Bene. Dicono ancora: "Il rispetto della privacy è un bene primario per la vita democratica dei cittadini". Benissimo. Ma qui non parliamo di una legge o di un codice deontologico che ponga paletti e restrizioni per separare ciò che è interesse dei cittadini sapere da ciò che invece è gossip, pettegolezzo e spazzatura. Qui si parla di chiudere a doppia mandata la bocca ai giornali, alla stampa, alle inchieste. Per intenderci: se questa legge fosse stata in vigore un paio di anni fa, non avremmo mai saputo che il banchiere Giampiero Fiorani mandava "baci in fronte" al governatore della Banca d'Italia Fazio per ringraziarlo (lui che doveva essere il controlato, e l'altro il controllore) di un atto a suo favore. Non avremmo saputo nulla di Ricucci e dei "furbetti del quartierino. Persino dello scandalo Calciopoli, e delle telefonate di Luciano Moggi ad arbitri, giocatori e designatori avremmo letto niente. Le inchieste si sarebbero fatte comunque, certo, la magistratura avrebbe proceduto in ogni caso. Vero. Ma noi, non avremmo saputo nulla. Avremmo assistito alla retrocessione della Juventus, ma non avremmo avuto il diritto di farci un'idea di quanto era successo. Niente, visto che le carte sui cui si è celebrato il processo portivo al momento sarebbero ancora secretate fino alla chiusura delle indagini preliminari al tribunale di Napoli.
E lo stesso vale, ad esempio, per Vallettopoli o come diavolo si chiama. Fabrizio Corona arrestato, Lele Morà indagato. Ok, va bene. Ma perché? Possiamo saperlo anche noi? Niente di niente. Nessuna intercettazione, nessun atto dell'inchiesta. Il silenzio, quello dell'informazione. Addio al diritto di cronaca, al diritto all'informazione. Resta soltanto il bavaglio e un certo retrogusto al sapore di sospetto.
E allora mi chiedo: che differenza c'è fra un governo di centrosinistra e uno di centrodestra? Io un'idea pensavo di averla, ma adesso ne sono un pò meno sicuro. Ma aspetto di vedere i girotondi prima di dirvela.

lunedì, aprile 16, 2007

Guardo gli operai che precipitano

In questi giorni si è tornato a parlare di morti bianche e incidenti sul lavoro. Come successo altre decine di volte, presto i titoli dei giornali si rimpiccioliranno, scivoleranno a fondo pagina su articoli sempre più brevi fino a sparire. Perché in Italia una guerra che fa tre morti al giorno non fa notizia. O almeno non più un paio di volte all'anno, salvo poi venire travolta dal chiacchiericcio politico, dai partiti democratici e dai nuovi socialisti. Nel paese che vorremmo, però, non funziona così. Anzi, nel paese che noi vorremmo non si morirebbe per uno stipendio, spesso da fame. Spessissimo in nero.
Nel paese che noi vorremmo monologhi come quello recitato da Ascanio Celestini domenica sera nella trasmissione "Parla con me" di Serena Dandini, farebbero rumore. In Italia, invece, finiscono inghiottiti nel silenzio come i nomi degli operai che precipitano ogni giorno.

Io sto in finestra e guardo gli operai che precipitano.
Ogni tanto ne casca uno.
Mi piace vedere la gente che muore sul lavoro mentre io sto tranquillo a casa.
Mia moglie invece non è interessata.
Lei è di sinistra, a lei piace la politica e si guarda sempre i programmi del canale satellitare del parlamento.
A quest’ora fanno una trasmissione condotta dal ministro degli esteri dove si insegnano le parolacce straniere.
Oggi dicono porcate in francese.
Io non sono interessato perché le parolacce in francese sembrano sempre un po’ sdolcinate.
Se mandi a quel paese qualcuno non puoi farlo con la erre moscia, e quelle parolette tronche che finiscono sempre con l’accento sull’ultima sillaba mi sembrano poco credibili.
Se devo mandare a cagare un francese preferisco farlo a gesti.
Mi arrangio col dito medio
Questo programma del ministro degli esteri mi piace solo quando bestemmiano in turco.
Ma comunque io non mi interesso di politica, infatti non dico le parolacce.
Io sto in finestra e guardo gli operai che precipitano.
Una volta i morti sul lavoro finivano sui giornali, la gente leggeva quelle liste di nomi di morti e si indignava.
Fortunatamente adesso i giornali non esistono più e la gente vive tranquilla.
C’è solo la televisione satellitare del parlamento.
Io non mi interesso di politica. La guardo solo quando c’è il programma del ministro del lavoro.
Fa vedere i migliori morti della settimana al rallentatore.
Mia moglie dice che alla fine della trasmissione il ministro distribuisce i gratta e vinci ai parenti delle vittime.
O forse da i numeri del lotto, delle giocate, terni secchi… qualcosa del genere
Ma io non vedo quella trasmissione fino alla fine e non saprei dire con precisione.
Io non mi interesso di politica e infatti io non ci capisco di lotterie.Io preferisco i videotelefoni. Sto in finestra e quando un operaio precipita lo riprendo col cellulare.
Sono riprese amatoriali che scambio su internet.
Oggi in cambio di un rumeno che si infilza sulla sbarra di un cancello mi hanno mandato due minatori cinesi intossicati.
Mi sono fatto una bella collezione di manutentori inghiottiti da turbine, manovratori precipitati dalle gru o schiacciati dal carroponte.
Mi piace vedere la gente che muore sul lavoro mentre me ne sto seduto in mutande sulla mia poltrona ergonomica.
Io abito qui e non mi posso permettere di andare in giro per il mondo a vedere operai che muoiono in altre nazioni.
Meno male che c’è internet.
Io sto in finestra e guardo gli operai che precipitano.
Ho questa passione e appena posso torno a guardare dalla finestra.
Oggi è una giornata fiacca. Sono morti solo cinque o sei muratori.
Invece ieri ne ho visti precipitare almeno due dozzine.
Era un luna park, tutto il condominio faceva il tifo dalla finestra.
Persino mia moglie si è affacciata a vedere il disastro.
Eppure in televisione sul canale satellitare del parlamento il sabato fanno la gara di rutti.
Io non la vedo perché a me non interessa la politica.
Il mese scorso per poco non cascava il governo perché si è scoperto che il presidente del consiglio rutta in play back.
Poi per il bene della nazione hanno cambiato la legge.
Adesso il portavoce può ruttare al posto del premier.
Io non mi interesso di politica e infatti io non ci capisco di rutti.
Mi appassiona solo quando fanno la gara di puzze al senato perché lì le maggioranze sono risicate e contano soprattutto le performance dei senatori a vita.
Io sto in finestra e guardo gli operai che precipitano.
La maggior parte dei muratori lavora al nero, ma appena qualcuno s’ammazza.. il padrone lo deve assumere.
Ogni anno muoiono migliaia di persone sul lavoro.
Con l’assunzione di tutti questi morti il governo sta combattendo la disoccupazione.
Ci sta più gente assunta regolarmente sottoterra nei cimiteri che in fabbrica.
Io sto in finestra e guardo gli operai che precipitano.
I morti sul lavoro sono diventati un’attrazione.
Si fanno pure viaggi organizzati in tutto il mondo per andare a vedere operai lanciati dalle impalcature o gettati sotto pale meccaniche. C’è gente che se ne va in giro per il mondo a fare i safari nelle miniere cinesi, nelle piantagioni afgane dove c’è gente che muore.
Certi se ne vanno in crociera a largo delle coste pugliesi e siciliane per vedere gi extracomunitari affogare prima ancora di arrivare nei cantieri dove si faranno ammazzare lavorando sottopagati al nero come manovali.
Ma così è troppo facile.
Dopo un po’ fai l’indigestione.
È come andare a caccia al giardino zoologico.
Io non sono uno sciacallo.
Io c’ho una morale.
Io sono una persona onesta.
E poi con tutta la gente che muore di lavoro in Italia basta avere un po’ di pazienza.
Basta mettersi davanti alla finestra e dopo un po’ un operaio precipita.

(Ascanio Celestini)

venerdì, aprile 13, 2007

Benvenuta Martina

Ti aspettavamo fra qualche giorno, e invece ci hai fatto la prima sorpresa della tua vita. Benvenuta Martina. Mi piacerebbe dirti che ti abbiamo preparato un bel posto dove vivere, ma sarei ipocrita. Fortunatamente tu lo hai già reso migliore alla tua mamma e al tuo papà, e ce lo renderai ogni giorno di più. A noi tutti che abbiamo la fortuna di conoscere Massimo e Barbara, e adesso anche te. Benvenuta piccolina.

lunedì, aprile 02, 2007

Decreto calcio, non c'è fretta. Ma non era emergenza?

Adesso non si tratta nemmeno più di correre contro il tempo. Adesso è proprio una questione di soluzioni, da trovare per uscire da una situazione a dir poco ingarbugliata. Fra una settimana infatti, il 9 aprile, decadrà il decreto legge contro la violenza negli stadi approvato il 7 febbraio scorso sull’onda dell’indignazione per l’assassinio dell’ispettore di Polizia Filippo Raciti. Ucciso a Catania nel corso degli incidenti che hanno fatto da contorno al derby fra la squadra di casa e il Palermo. In due mesi o quasi, però, il disegno di legge di conversione del decreto è rimasto impigliato nella manfrina parlamentare secondo l’iter della più classica «navetta» fra Senato e Camera, tirato di qua e di là fra modifiche e «ritocchi». Un po’ annacquato sulla scia delle proteste del partito trasversale degli onorevoli ultras, un po’ inasprito per venire incontro alle richieste delle forze dell’ordine.
Così dopo la prima approvazione al Senato il 7 marzo scorso, con i primi aggiustamenti lodati in aula dal viceministro dell’Interno Marco Minniti («Ora è un decreto migliore e più forte»), il testo è passato alla Camera dove è stato ulteriormente modificato dalle commissioni Giustizia e Cultura prima della sua approvazione nella nuova formula (fra le novità i biglietti gratuiti per gli Under 14) il 27 marzo. «Anche questa volta - tuonava il deputato dell’Udc Luciano Ciocchetti - il partito trasversale degli “ultras” e degli avvocati ha cercato di mettere in discussione le scelte forti». A Montecitorio il testo passa con 426 voti a favore, due contrari e 14 astenuti. «Siamo allo stato di polizia, con i tifosi trattati peggio dei mafiosi - protestano Roberto Villetti, Sergio D’Elia e Enrico Buemi della Rosa nel Pugno -. Ai mafiosi almeno vengono garantite le regole del giusto processo».
Si torna a Palazzo Madama coi tempi già a dir poco stretti, ma la nuova (la terza) versione del disegno di legge è ancora una volta modificata dalle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia dove tre ulteriori modifiche approvate all’unanimità (una relativa agli oneri delle società sportive sui costi di adeguamento degli impianti, e l’altra sull’estensione anche al di fuori delle manifestazioni sportive dell’articolo 583 quater del codice penale che introduce la fattispecie di reato di lesioni gravi alle forze dell’ordine) riportano il testo a come era prima delle correzioni approvate alla Camera. Domani l’assemblea di Palazzo Madama sarà chiamata a votare e se le tre correzioni fatte in commissione dovessero essere approvate il testo tornerebbe di nuovo a Montecitorio, con una settimana di tempo per essere approvato. Teoricamente possibile, molto difficile stando a quanto trapelato dall’ufficio di Presidenza. «Insisteremo per approvare il decreto con le modifiche apportate - commentava nei giorni scorsi il senatore di An Saporito - Il tempo per l’ok definitivo della Camera c’è ampiamente. Si è fatto un patto bipartisan e riteniamo debba essere onorato. Non vedo difficoltà». Più facile a dirsi che a farsi, però. «Una cosa è certa - racconta qualcuno nei corridoi di Palazzo Chigi - se il decreto dovesse decadere sarebbe una tragedia. Ci sono già dei procedimenti penali aperti sulla base della nuova legislazione, come andrebbe a finire? Una tragedia, davvero».

Massimo Solani, l'Unità 2 aprile

domenica, aprile 01, 2007