mercoledì, giugno 25, 2008

Senza vergogna. Senza limiti.

E qualcuno ancora si sforza di dialogare, di accettare i suoi diktat e offrirgli aiuto per approvare un nuovo Lodo che gli garantisca immunità e impunità. Ma come si può dialogare con chi mostra tanto spregio per le istituzioni e gli equilibri di una Repubblica? Come si può trattare dietro le quinte per concedergli aperture magari in cambio delle briciole? Davvero non so spiegarmelo... Per fortuna quei fiscjhi, almeno un sussulto di dignità di un paese che sembra invece non averne più. (Il video è tratto da Repubblica Tv)


P.S. (molto frivolo): ho fatto qualche cambiamento al blog, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate... i mezzi sono i soliti. Commenti (pochi) mail (qualcuna in più) telefonate o quello che preferite.


venerdì, giugno 20, 2008

Meglio bugiardo o ignorante?

Siamo abbastanza disillusi e cinici per accettare che il presidente Berlusconi non ammetta nemmeno sotto tortura che le norme "blocca processi" servono in realtà ad ad evitare che il suo problemino con la giustizia arrivi a sentenza (Dear President, remember David Mills?). Quello che non accettiamo, piuttosto, è che un presidente del Consiglio non conosca nemmeno, o quantomeno finga, le norme che i suoi giannizzeri gli disegnano addosso per salvarlo dai magistrati comunisti.
Oggi, ad esempio, parlando a Bruxelles dei due famosi emendamenti Vizzini-Berselli, Berlusconi ha dichiarato candidamente (senza nessuno che glielo facesse notare, ma anche a questo siamo abituati) che «non c'è nessuno stop, con le norme approvate si mettono da parte solo alcuni processi per consentire di far viaggiare più speditamente altri e non far uscire di galera rapinatori, stupratori e ladri». Si dà il caso, però, che lo stupro, il furto e la rapina facciano parte di quella lunghissima lista di reati per cui i processi saranno fermati per un anno proprio grazie alle norme volute dal centrodestra. Per conferma basta leggere le tabelle redatte dell'Associazione Nazionale Magistrati.

Bugiardo o ignorante?

lunedì, giugno 16, 2008

E adesso arrestateci tutti

Aderisco con entusiasmo all'appello lanciato da Marco Travaglio su l'Unità per sostenere la disobbedienza civile dei giornalisti contro la nuova (per fortuna ancora eventuale, ma la speranza è poca) legge sulle intercettazioni.

In un paese libero la stampa indaga e informa. Racconta fatti, svela retroscena, scava nelle vicende e nelle coscienze. In un paese libero la stampa libera risponde soltanto ai lettori e alla Costituzione. In un paese a libertà vigilata il potere spegne le televisioni e imbavaglia i giornalisti perché nessuno conosca i suoi vizi e punti il dito contro le sue azioni.

Non c'è paese libero senza una stampa libera.

Lo scrissi parlando del ddl Mastella sulle intercettazioni (assurdo anche quello, ma al peggio non c'è mai fine. Ce lo ha dimostrato il ministro della in-Giustizia Alfano) e lo ripeto oggi che un disegno di legge punta a disinnescare alcune delle più importanti inchieste della magistratura e minaccia le manette ai giornalisti. Colpevoli di voler fare il proprio mestiere, nulla di più nulla di meno.

Vogliono ridurci al silenzio? E noi non staremo zitti. Vogliono spedirci in carcere? Correremo il pericolo.

Personalmente, continuerò a pubblicare tutte le notizie di cui sarò possesso. E non ci sarà nessuna norma bavaglio che mi fermerà. Lo farò su l'Unità fin quando mi sarà permesso, e lo farò su questo blog fino al giorno in cui la polizia postale non interverrà. Da quel momento in poi, me ne inventerò un'altra. No problem. Ma state sicuro: io come molti altri non tacerò. Cronisti fino in fondo, a dispetto di chi ci vorrebbe pronisti.

venerdì, giugno 13, 2008

La rabbia di Angelino

Sono passati soltanto diciotto mesi, eppure qualcuno deve aver cambiato radicalmente idea. E soprattutto, non deve aver avvertito il ministro della Giustizia Alfano. Perché il tema dell’uso delle intercettazioni telefoniche non è certo una novità nell’agenda politica italiana. Semmai, gli elementi inediti sono le argomentazioni usate oggi dal centrodestra per agitare lo spettro del Grande Fratello e giustificare un duro intervento normativo. Argomenti che incautamente il Guardasigilli ha utilizzato di fronte alla Commissione Giustizia della Camera soltanto pochi giorni fa (sbandierando dati falsi e parziali, come hanno dimostrato tutte le inchieste giornalistiche), ma che lo stesso organo del Senato aveva smontato diciotto mesi fa in una relazione approvata all’unanimità. Ossia votata anche dai senatori di quello stesso centrodestra che ora si straccia le vesti e chiede una legge che fermi lo scempio investigativo. Due, in particolare, le domande da cui prendeva le mosse l’indagine conoscitiva: in Italia si fanno troppe intercettazioni? E per troppi reati? «Spesso - è la risposta fornita dal documento conclusivo - si risponde a tali quesiti ricorrendo al confronto con gli Stati esteri e si ritiene di poter concludere con una “condanna” nei confronti del sistema italiano. Ma la realtà è ben diversa». E quello del confronto con gli altri stati è uno dei pezzi forti del ragionamento di Alfano, specie per quanto riguarda il numero delle utenze intercettate. Argomentazione confutata già 18 mesi fa. «Si osservi come, anche in paesi come la Francia o la Spagna o la Gran Bretagna o la Germania e persino gli Usa - era scritto nella relazione conclusiva dell’indagine conoscitiva - le intercettazioni siano di competenza soprattutto di autorità amministrative o di polizia, se non addirittura dei soli servizi di sicurezza». «Innanzitutto, per quanto alle volte utile e stimolante - proseguiva il documento approvato anche coi voti del centrodestra - non ha senso paragonare sistemi tra loro disomogenei; non ha senso in particolare paragonare i costi delle intercettazioni effettuate in Italia con i costi segnalati dall’estero, in quanto da noi le uniche intercettazioni legali sono quelle disposte dalla magistratura, mentre nei Paesi stranieri i controlli telefonici in questione vengono disposti ed effettuati principalmente da altro genere di autorita` (amministrative, di polizia o di sicurezza) che non fanno di certo conoscere facilmente casistica, numeri, dati e costi».
Argomento boomerang anche quello relativo al numero dei reati per cui l’ordinamento italiano prevede l’uso delle intercettazioni. Oggi, secondo il centrodestra, sono troppi. Diciotto mesi fa non era così: «non si può sostenere, nemmeno nel confronto con i sistemi normativi delle altre democrazie occidentali - si legge infatti nel testo approvato il 29 novembre 2006 anche con i voti del centrodestra - che il nostro sistema preveda un numero eccessivo di reati per i quali ex lege sia consentito disporre intercettazioni telefoniche. La semplice presa d’atto di quanto previsto negli Stati esteri già citati ci convince facilmente del contrario (...). La stessa durata delle intercettazioni e delle proroghe prevista nel nostro ordinamento non si discosta molto dalla durata di quanto consentito all’estero, anzi in alcuni casi la nostra normativa è sicuramente piu` restrittiva». Ora, qualcuno lo spieghi al ministro Alfano prima di altre figuracce.

Massimo Solani, l'Unità 13 giugno

Questo articolo, non è piaciuto affatto al ministro Alfano. Che oggi al termine della conferenza conclusiva del consiglio dei ministri, non ha mancato di farmelo notare. Rispondendo piccato, peraltro, e usando una dichiarazione del suo predecessore Mastella. Giro a voi la domanda... Guardate il filmato (dal minuto 11 in poi) e ditemi: sbaglio o le sue parole non smentiscono nulla di quanto scritto? Attendo suggerimenti da parte vostra.

giovedì, giugno 12, 2008

Piange il telefono...

Fra annunci e smentite, mal di pancia interni alla maggioranza e retromarce precipitose, inizia a delinearsi il testo del disegno di legge sulle intercettazioni che sarà presentato domani al consiglio dei ministri. Un’affannosa quanto inspiegabile corsa
contro il tempo che gli uffici competenti del ministero degli Interni e della Giustizia stanno conducendo da una settimana, da quando cioè Berlusconi ha lanciato il suo sasso nello stagno mandando in fibrillazione Camere, Quirinale e magistratura. Di ieri l’ultima versione comunicata ai cronisti: «Verrà prevista - ha spiegato Berlusconi - la possibilità di effettuare le intercettazioni soltanto per le indagini che riguardino reati con pene dai 10 anni in su». «Avrei semplificato dicendo mafia, camorra, terrorismo internazionale e basta», ha proseguito il premier, «ma in questo modo rientrano tutta una serie di reati che mi sembrano giusti: pedofilia, omicidio».
Rientrano, già. Più complicato e spinoso, invece, il capitolo dei reati che resteranno fuori se il testo (che non è ancora stato ultimato) effettivamente prevederà davvero il limite dei «10 anni in su». Una lunga lista di delitti, molto spesso perseguiti proprio attraverso le intercettazioni telefoniche, che d’ora in poi le procure saranno quasi impossibilitate a perseguire. Il tema più dibattuto è quello sulla corruzione: le intercettazioni, infatti, non potranno più essere utilizzate per scoprirne nessuna fattispecie. Nemmeno quella più grave di corruzione in atti giudiziari che è costata una condanna a cinque anni a Cesare Previti per la sentenza comprata a Roma sul Lodo Mondadori. Unica eccezione la corruzione per ottenere una ingiusta condanna. Molto dibattuto anche il capitolo dei reati finanziari, dall’insider trading all’aggiotaggio passando per le false comunicazioni al mercato. D’ora in poi, se la legge sarà approvata in questi termini, i vari Ricucci, Consorte, Gnutti e Fiorani potranno parlare al telefono delle loro scalate bancarie senza il timore di essere ascoltati e di vedersi le proprie parole usate in tribunale a sostegno delle accuse.
Ma la lista dei delinquenti che d’ora in poi potranno usare i cellulari senza timore è lunga. Nessun problema allora per le bande che organizzano i furti nelle ville: tanto le intercettazioni non saranno più utilizzabili nelle inchieste per furto, nemmeno aggravato. E se servirà leggere attentamente il testo della legge per capire cosa succederà con le intercettazioni telematiche (mail, chat e simili), per ora una cosa la si può già dire con certezza: il telefono non costituirà più alcun rischio per quanti in Italia si scambiano materiale pedopornografico, lo commerciano e lo detengono. Unico limite la produzione. Nessun timore di Grande Fratello giudiziario anche per gli indagati di truffa, che al cellulare potranno anche parlare di raggiri e organizzazioni per frodare l’Ue accaparrandosi finanziamenti miliardari. Del resto le intercettazioni telefoniche, a legge approvata, non si potranno utilizzare nemmeno in indagini sulle associazioni per delinquere semplici e non mafiose. Un po' quello che accadrà ai ricettatori non legati ai clan malavitosi e agli indagati di favoreggiamento semplice. Troppo tardi per l’ex presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro: se questa legge fosse stata approvata prima non avrebbe avuto alcun problema. Nemmeno per la rivelazione di segreto d’ufficio, che d’ora in poi sarà un reato non intercettabile. Come anche l’incendio: le conversazioni “rubate” dalla polizia giudiziaria servirono per incastrare alcuni dei responsabili del rogo del teatro La Fenice di Venezia, ma d’ora in poi non sarà più così.
Ben più complicata, invece, sarà la situazione se il testo che uscirà dalla Camera limiterà le intercettazioni soltanto per i reati puniti con una «pena superiore ai dieci anni», secondo la vulgata di cui si è parlato molto in queste ore. In quel caso, allora, i magistrati non potranno richiedere intercettazioni nemmeno per i casi di violenza sessuale, atti sessuali su minori, adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, usura, estorsione e omissione dolosa di misure cautelari sul lavoro. Il reato per il quale si è proceduto (e intercettato) per i presunti responsabili delle morti della Thyssen di Torino e per il Petrolchimico di Marghera. Tutto da chiarire, inoltre, anche il capitolo relativo al traffico di droga e armi che il codice di procedura penale disciplina in maniera a sè stante. Anche per questo, bisognerà aspettare il testo definitivo senza ascoltare le indiscrezioni.

Massimo Solani, l'Unità 12 giugno

martedì, giugno 10, 2008

Le bugie del ministro Alfano

E' inutile che io vi spieghi che cosa ne pensi del progetto di limitare le intercettazioni telefoniche ai soli reati di mafia e terrorismo. Semplicemente perché ne penso tutto il male possibile... e mi illudo che non ci sia nemmeno bisogno di illustrarvi il perché. Quello che più mi dà fastidio è che, per giustificare un simile scempio, un ministro della Giustizia si presenti alla Camera per raccontare tante e tali bugie da dubitare non solo della sua buona fede, ma persino della sue facoltà intellettive. ma riporto un illuminante articolo tratto dal Corriere della Sera scritto dal bravissimo Luigi Ferrarella. Tanto basta, non mi serve aggiungere altro.


Leggende spacciate per verità

di Luigi Ferrarella

Una sfilza di luoghi comuni, spacciati per verità, compromette la serietà della discussione sull’annunciato intervento legislativo sulle intercettazioni. Che siano «il 33% delle spese per la giustizia», come qualcuno ha cominciato a dire e tutti ripetono poi a pappagallo, è un colossale abbaglio: per il 2007 lo Stato ha messo a bilancio della giustizia 7 miliardi e 700 milioni di euro, mentre per le intercettazioni si sono spesi non certo 2 miliardi abbondanti, ma 224 milioni. Però è una leggenda ben alimentata. Si lascia credere il falso giocando sull’ambiguità del vero, cioè sul fatto che le intercettazioni pesano davvero per un terzo su un sottocapitolo del bilancio della giustizia: quello che sotto il nome di «spese di giustizia» ricomprende anche i compensi a periti e interpreti, le indennità ai giudici di pace e onorari, il gratuito patrocinio, le trasferte della polizia giudiziaria. Spese peraltro tecnicamente «ripetibili», cioè che lo Stato dovrebbe farsi rimborsare dai condannati a fine processo: ma riesce a farlo solo fra il 3 e il 7%, eppure su questa Caporetto della riscossione non pare si annuncino leggi-lampo.

«Siamo tutti intercettati» è altra leggenda che, alimentata da una bizzarra aritmetica «empirica», galleggia anch’essa su un’illusione statistica. Il numero dei decreti con i quali i gip autorizzano le intercettazioni chieste dai pm non equivale al numero delle persone sottoposte a intercettazione.

Le proroghe dei decreti autorizzativi sono infatti a tempo (15 o 20 giorni) e vanno periodicamente rinnovate; inoltre un decreto non vale per una persona ma per una utenza. Dunque il numero di autorizzazioni risente anche del numero di apparecchi o di schede usati dal medesimo indagato (come è norma tra i delinquenti).

«Le intercettazioni sono uno spreco» è vero ma falso, nel senso che è vero ma per due motivi del tutto diversi da quello propagandato. Costano troppo non perché se ne facciano troppe rispetto ad altri Paesi, dove l’apparente minor numero di intercettazioni disposte dalla magistratura convive con il fatto che lì le intercettazioni legali possono essere disposte (in un numero che resta sconosciuto) anche da 007, forze dell’ordine e persino autorità amministrative (come quelle di Borsa).

Invece le intercettazioni in Italia costano davvero troppo (quasi 1 miliardo e 600 milioni dal 2001) perché lo Stato affitta presso società private le apparecchiature usate dalle polizie; e in questo noleggio è per anni esistito un Far West delle tariffe, con il medesimo tipo di utenza intercettata che in un ufficio giudiziario poteva costare «1» e in un altro arrivava a costare «18». Non a caso Procure come la piccola Bolzano (costi dimezzati in un anno a parità di intercettazioni) o la grande Roma (meno 50% di spese nel 2005 rispetto al 2003 a fronte di un meno 15% di intercettazioni) mostrano che risparmiare si può. E già il ddl Mastella puntava a spostare i contratti con le società private dal singolo ufficio giudiziario al distretto di Corte d’Appello (26 in Italia).

L’altra ragione del boom di spese è che, ogni volta che lo Stato acquisisce un tabulato telefonico, paga 26 euro alla compagnia telefonica; e deve versare al gestore circa 1,6 euro al giorno per intercettare un telefono fisso, 2 euro al giorno per un cellulare, 12 al giorno per un satellitare. Qui, però, stranamente nessuno guarda all’estero, dove quasi tutti gli Stati o pagano a forfait le compagnie telefoniche, o addirittura le vincolano a praticare tariffe agevolate nell’ambito del rilascio della concessione pubblica.

«Proteggere la privacy dei terzi», nonché quella stessa degli indagati su fatti extra-inchiesta, non è argomento (anche quando sia agitato pretestuosamente) che possa essere liquidato con un’arrogante alzata di spalle. Ma è obiettivo praticabile rendendo obbligatoria l’udienza-stralcio nella quale accusa e difesa selezionano le intercettazioni rilevanti per il procedimento, mentre le altre vengono distrutte o conservate a tempo in un archivio riservato. E qui proprio i giornalisti dovrebbero, nel contempo, pretendere qualcosa di più (l’accesso diretto a quelle non più coperte da segreto e depositate alle parti) e accettare qualcosa di meno (lo stop di fronte alle altre).

Prima di dire poi che «le intercettazioni sono inutili»andrebbe bilanciato il loro costo con i risultati processuali propiziati. Ed è ben curioso che, proprio chi ha imperniato la campagna elettorale sulla promessa di «sicurezza» per i cittadini, preveda adesso di eliminare questo strumento che, per fare un esempio che non riguarda la corruzione dei politici, ha consentito la condanna di alcune delle più pericolose bande di rapinatori in villa nel Nord Italia, e ancora ieri ha svelato a Milano il destino di pazienti morti in ospedale perché inutilmente operati solo per spillare rimborsi allo Stato. Senza contare (c’è sempre del buffo nelle cose serie) che proprio Berlusconi ben dovrebbe ricordare come un anno fa siano state le intercettazioni, che ora vorrebbe solo per mafia e terrorismo, a «salvare» in extremis da un sequestro di persona il socio di suo fratello Paolo.

Ma il dato più ignorato, rispetto al ritornello per cui «le intercettazioni costano troppo», è che sempre più si ripagano. Fino al clamoroso caso di una di quelle più criticate per il massiccio ricorso a intercettazioni, l’inchiesta Antonveneta sui «furbetti del quartierino». Costo dell’indagine: 8 milioni di euro. Soldi recuperati in risarcimenti versati da 64 indagati per poter patteggiare: 340 milioni, alcune decine dei quali messi a bilancio dello Stato per nuovi asili. Il resto, basta a pagare le intercettazioni di tutto l’anno in tutta Italia.

mercoledì, giugno 04, 2008

E se De Magistris non fosse poi così pazzo?


Riporto un prezioso articolo di Giuseppe Baldessarro tratto da Repubblica.it
E se piano piano si riuscisse a capire meglio cos'è successo attorno a Luigi De Magistris e alle sue inchieste? E persino alla sua condanna davanti al Csm?

DE MAGISTRIS, CHIESTA L'ARCHIVIAZIONE
"GRAVI INGERENZE NEL SUO LAVORO"

CATANZARO - Non solo ha agito in maniera "assolutamente legittima e corretta", ma è stato vittima di "pressioni e interferenze" relative ai risultati "ottenuti con le sue inchieste". E' un vero e proprio atto d'accusa contro i vertici della Procura di Catanzaro, la richiesta di archiviazione dei magistrati di Salerno, chiamati a indagare sull'operato di Luigi De Magistris. Le quasi mille pagine prodotte dal procuratore Luigi Apicella e dal sostituto Gabriella Nuzzi, trasformano, di fatto, il giudice "scomodo", in vittima di un sistema di interessi che sarebbe l'oggetto delle sue indagini.

De Magistris incassa un risultato importantissimo. Dopo che per mesi il suo operato era stato al centro di denunce, richieste di azioni disciplinari e persino atti parlamentari. Il magistrato protagonista di inchieste come "Poseidone", "Toghe Lucane" e "Why Not" ha detto di essersi semplicemente "difeso", esprimendo "sempre massima fiducia nella magistratura di Salerno, competente per legge".

Un commento alla notizia della richiesta di archiviazione, a cui ha aggiunto di aver soltanto "contribuito doverosamente, da magistrato, ad evidenziare l'attività di ostacolo posta in essere" ai suoi danni e alle funzioni che ha cercato e cerca ancora "di svolgere nell'esclusivo interesse della giustizia". Poche frasi, nelle quali De Magistris lascia trasparire la propria soddisfazione alla fine della maxi inchiesta.

Il pm di Catanzaro sarebbe insomma estraneo "ai reati di calunnia, abuso d'ufficio e rivelazione di segreto d'ufficio". E niente darebbe ragione ai magistrati, agli avvocati e ai politici che contro di lui hanno presentato una serie di denunce. Insomma per gli inquirenti salernitani vi sarebbe "insussistenza di illegittimità sostanziali o procedurali penalmente rilevanti ovvero di condotte abusive addebitabili nell'esercizio delle funzioni giudiziarie del De Magistris". Piuttosto "i risultati investigativi ottenuti, la natura e la cadenza degli interventi subiti a causa della intensità delle sue indagini e il complesso materiale probatorio acquisito, ha consentito di riscontrare la bontà della sua azione inquirente, nonché di ricostruire la sequenza ed il contenuto degli atti procedimentali appurandone la correttezza formale e sostanziale".

La richiesta di archiviazione affonda poi il bisturi contro i detrattori del pm: "Il contesto giudiziario in cui si è trovato ad operare Luigi De Magistris, appare connotato da un'allarmante commistione di ruoli e fortemente condizionato dal perseguimento di interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura".

Accuse pesantissime, ancora più chiare quando si parla della "pressante attività di interferenza alle indagini posta in essere dai vertici della Procura della Repubblica di Catanzaro, e resasi sempre più manifesta con il progressivo intensificarsi delle investigazioni da parte di De Magistris". Per evidenziare poi che "alle continue ingerenze sull'attività inquirente è risultata connessa, secondo una singolare cadenza cronologica la trasmissione di continue denunce e segnalazioni agli organi disciplinari ed alla Procura di Salerno".

Nella richiesta si legge ancora che "dagli accertamenti investigativi condotti sono emersi fatti, situazioni concorrenti a delineare il difficile contesto ambientale nel quale De Magistris si è trovato a svolgere le funzioni inquirenti, i legami tra i vertici dell'Ufficio giudiziario di Catanzaro, difensori ed indagati, gli interessi sottostanti alle vicende oggetto dei procedimenti da lui trattati, le condotte di interferenza ed ostacolo al suo operato". Un difficile contesto ambientale "reiteratamente denunciato dal pm nelle sedi istituzionali".

Infine i due magistrati di Salerno scrivono che "l'oggetto di indagini svolte da De Magistris, coinvolgenti pubblici amministratori, politici, imprenditori, professionisti, magistrati, rappresentanti delle forze dell'ordine, le tecniche investigative impiegate, i risultati derivati dagli atti di indagine esperiti hanno finito, nel tempo, per esporre il sostituto procuratore ad una serie articolata di azioni ostative al suo operato".

Tra queste si inseriscono "le svariate denunce in sede penale e le segnalazioni disciplinari di soggetti indagati e difensori, alle quali sono seguite interpellanze, interrogazioni parlamentari, ispezioni ministeriali riguardanti le più rilevanti indagini condotte dal magistrato nei due periodi di permanenza a Catanzaro".

Ma non è tutto. Infatti Salerno sta vagliando "l'ipotesi investigativa della indebita strumentalizzazione di attività di indagine coordinate dalle Procure di Matera e di Catanzaro nei confronti di collaboratori di polizia giudiziaria e di giornalisti". Di fatto, secondo la Procura campana, collaboratori di pg e cronisti di giudiziaria sarebbero stati coinvolti strumentalmente nelle inchieste, subendo anche perquisizioni. De Magistris oltre ad essere stato denunciato, a sua volta produsse una serie di esposti.

La Procura Generale di Catanzaro non ha concesso alcuni documenti dell'inchiesta "Why Not" chiesti da Salerno che indaga sulle denunce di Luigi De Magistris. Luigi Apicella, è giunto nel capoluogo calabrese dove ha incontrato il Procuratore Generale, Vincenzo Jannelli, ed i sostituti Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo.

Per oltre tre ore i magistrati hanno discusso sulla richiesta di alcuni documenti relativi all'inchiesta. Al termine dell'incontro, secondo quanto si è appreso, i magistrati della Procura Generale non hanno concesso la documentazione perché l'inchiesta è attualmente in corso.

giovedì, maggio 22, 2008

Nuove norme sull'immigrazione. Tribunali e carceri a rischio caos

Esiste già in Francia e Germania, e presto esisterà anche in Italia. Ma la possibilità che nel nostro ordinamento venga inserito il reato di immigrazione clandestina, in queste ore, desta più di qualche perplessità. O forse sarebbe meglio dire allarme. Perché su una cosa tutte le critiche convergono: la nuova norma è insostenibile per il sistema italiano e contribuirà a rendere ancora più esplosiva la situazione dei tribunali e delle carceri. Oberati di processi che durano anche decenni, i primi, ormai di nuovo al collasso dopo la boccata concessa dall’indulto i secondi.
Da qui la preoccupazione di gran parte delle toghe italiane in questo momento. Arrestare, processare e condannare i cittadini extracomunitari che verranno denunciati per immigrazione clandestina, infatti, comporterà un aggravio di lavoro incredibile, stimabile in decine di migliaia di processi ogni anno se solo si considera che, secondo stime approssimative, sarebbero ben più di un milione i clandestini presenti sul territorio italiano. Numeri che potrebbero rappresentare la pietra tombale sul sistema giustizia italiano. Pachidermico e già lentissimo, come testimoniano i 2900 ricorsi pendenti (dato aggiornato al 31 dicembre del 2007) davanti alla Corte Europea dei diritti dell’uomo contro lo stato italiano per la durata eccessiva dei processi. Un dato inevitabilmente destinato ad aggravarsi se solo si riflette sulle carenze di organico più volte denunciate dal Consiglio Superiore della Magistratura.
Ma imprevedibili sarebbero anche le ricadute che il nuovo reato di immigrazione clandestina potrebbe avere sulla situazione carceraria italiana, soprattutto in considerazione del fatto che già adesso gli extracomunitari detenuti in Italia sono quasi 20mila, poco meno del 50% dei circa 49mila detenuti ristretti nelle strutture carcerarie italiane (dati, fonte Dap, sono aggiornati a fine 2007). E la prevedibile ondata di nuovi arresti farebbe definitivamente saltare il tappo ad una situazione che, dopo i mesi di respiro concessi dall’indulto varato nel luglio 2006, è di nuovo drammatica con la capienza totale delle strutture già di nuovo superata: perché se al momento dell’approvazione dell’insulto i detenuti erano 60mila, a fronte di una capienza totale che si aggira attorno ai 43mila posti, oggi la cifra è tornata di nuovo ad oscillare attorno alle 50mila unità.
Ultimo punto di criticità, e non certo per importanza, quello relativo alle forze dell’ordine che saranno impegnate a controllare sulla strada per far rispettare le nuove norme sull’immigrazione. Una aumentata mole di lavoro che comporterà, ovviamente, un nuovo e pesante carico di lavoro. Una prospettiva certo non rosea se si considera che il 30 maggio 2007, in audizione davanti alla commissione affari costituzionali della Camera, l’allora viceministro dell’Interno Marco Minniti aveva analizzato la situazione degli organici delle tre principali di forze di polizia (polizia di stato, carabinieri, e guardia di Finanza) spiegando che «sono sotto organico mediamente del 10% - come si legge nella bozza del documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sullo stato della sicurezza in Italia -. Per colmare il vuoto bisognerebbe assumere tra i 25.000 e i 30.000 operatori di polizia». Una prospettiva non attuabile, almeno nel breve periodo. E intanto i problemi aumentano. A Napoli per esempio, ne dava notizia la Stampa di ieri, le forze dell’ordine non riescono a smaltire le ordinanze di arresto. Millecinquecento ne giacciono sulle scrivanie di gip, con richieste vecchie anche di tre anni.


Massimo Solani, l'Unità 22 maggio

lunedì, maggio 19, 2008

Boniver-Realacci, dove sta l'errore?

Non vorremmo ma torniamo ad occuparci di lei, e non solo. Perché c'è parecchio che non mi torna in questi giorni, specialmente nei comportamenti del centro sinistra d'opposizione. Prendiamo l'ultima geniale sparata dell'onorevole Margherita Boniver, Pdl, che ha proposto di far pulire l'immondizia napoletana agli immigrati clandestini in cambio di un regolare permesso di soggiorno. Una trovata che persino la Lega ha liquidato come "schiavista". «Con le sue parole - ha commentato il senatore del Carroccio Alberto Filippi - si è toccato il fondo della serietà e l'apice dell'idiozia». Commenti simili da tutti i partiti del cetrodestra. Fin qua, a parte le farneticazioni della sosia di Crudelia Demon, niente di strano.
Poi uno si aspetta che il centrosinistra reagisca indignato senza risparmio di iperboli. E invece... e invece poi capita di leggere le parole di Ermete Realacci (ministro ombra dell'ambiente, o ombra di un ministro dell'Ambiente?) che con un buffetto bonario liquida tutto come "una boutade". Ohibò! Addirittura una boutade? Roba che trasuda umanissima indignazione... Ma l'opposizione, in questo clima di grande dialogo e inciucio striscinate, esiste ancora? Nel caso, qualcuno lo spieghi a Realacci.

martedì, maggio 13, 2008

Tornano le frasi intelligenti

L'onore di riaprire la rubrica dopo la pausa elettorale spetta a Margherita Boniver, deputata del Pdl. Queste le sue parole: «Colpire uno per educarne cento. Dopo l'indicazione della prima commissione del CSM di allontanare Clementina Forleo dal Tribunale di Milano per incompatibilità rimane il sospetto. Anche Tiziana Parenti, anni fa, era stata allontanata da Milano perchè "fuori linea". Ieri la Parenti oggi la Forleo erano impegnate ad indagare sui conti PCI-PDS».
Qualcuno spieghi alla sosia di Crudelia De Mon che, nella sua veste di giudice per le indagini preliminari, Clementina Forleo non conduce alcune inchiesta.

lunedì, maggio 12, 2008

E io sto con Marco Travaglio

Credo che questo paese e i suoi rappresentanti politici non smetteranno mai di fornirmi motivi per essere incazzato. E incredulo. Prendiamo il caso della partecipazione di Marco Travaglio alla trasmissione "Che tempo che fa..." di Fabio Fazio. Da sabato sera è un diluvio di dichiarazioni indignate, di scandalizzate prese di posizione e di richieste di intervento contro il giornalista. Che ha osato ricordare le frequentazioni in odore di mafia del neo presidente del Senato Renato Schifani. Apriti cielo! Sembrano tornati i tempi dell'editto bulgaro...
Ma che cosa ha detto di tanto grave Travaglio? Cose che sono già state scritte e più volte in passato, ma che evidentemente in Rai non si possono dire. Alla faccia della libera informazione. Ma quello che mi scandalizza non sono tanto gli strepiti della destra, ansiosa di avere un buon motivo per fare piazza pulita in Rai e mettere ai posti di comando i proprio fedelissimi. In fondo li conosciamo, so gli stessi che hanno fatto fuori dalla rai Biagi, Santoro e Luttazzi. Mi fa tristezza e rabbia, piuttosto, la sponda che molti uomini del centro sinistra (Anna Finocchiaro in primis, che delusione) hanno volontariamente fornito ai peana della maggioranza.
Ciò che mi sfugge, però, è dove stia lo scandalo. Travaglio è un giornalista, e per di più bravo. Dobbiamo dedurne che in Rai è vietato ai giornalisti riferire notizie e fatti accertati? Ditelo subito, che ci mettiamo l'anima in pace e celebriamo il funerale all'informazione pubblica. Dicono: non si possono lanciare certe accuse senza contraddittorio. Ommammasantissima... anche se quei fatti sono stati già scritti in due libri (I complici, di Lirio Abbate e Peter Gomez; Se li conosci li eviti, di Marco Travaglio e Peter Gomez)? Francamente, mi sembra patetico. E non credo che in nessun altro paese del mondo, almeno libero, succedano certe cose.
Che poi, mi viene da pensare, se tanto sdegno fosse stato suscitato dalle espressioni poco educate usate da Travaglio gratuitamente nei confronti di Schifani (gli ha dato della muffa, del lombrico) , potrei anche capire. Ma no, nessuno s'è indignato per quello. La pietra dello scandalo è l'aver detto che Schifani, in passato, era intimo amico di ben noti mafiosi. Un dato di fatto, una realtà che è agli atti di più di una inchiesta. Ma allora dov'è il problema? Sarà mica che certe cose non si possono più dire? E perché il partito Democratico si è affrettato a difendere a spada tratta Schifani attaccando un giornalista che fa soltanto il suo lavoro, e per di più bene?

Mala tempora currunt.

venerdì, maggio 09, 2008

Governi e ombre

Con questo caldo ci voleva proprio un bel governo ombra.

La scritta, geniale, campeggiava anni fa su un muro di via Prenestina. La vedevo passando ogni mattina col tram e in cuor mio ero convinto che certi ghirigori politici appartenessero ad un passato (remoto) da prima Repubblica.
Mi sbagliavo.

Chiamatelo governo ombra, chiamatelo shadow cabinet (sic!), chiamatelo come volete. Basta che qualcuno mi spieghi a cosa serve... Risposte, commenti, frizzi e lazzi sono ben graditi. Soprattutto i frizzi e i lazzi. Che tutto mi pare meno che una cosa seria.

lunedì, maggio 05, 2008

Un buon esordio, non c'è che dire

Avevo molto apprezzato l'equilibrio e la sensibilità istituzionale dimostrate dal nuovo presidente della Camera Gianfranco Fini nel suo discorso di insediamento. Avevo apprezzato dando un bel calcio ai pregiudizi che nutrivo sul leader di An eterno delfino di Berlusoni. Poi però succede che Fini vada a Porta a Porta nella sua nuova veste di terza carica dello stato e che gli scappi di dire che sono «molto più gravi» le contestazioni dei giorni scorsi della sinistra radicale contro la Fiera del libro di Torino (quando vennero bruciate alcune bandiere israeliane e statunitensi) rispetto a quanto hanno fatto a Verona cinque bastardi neonazisti. Bruciare una bandiera insomma (atto stupido e deprecabile, sempre) per il presidente della Camera è più grave che non ammazzare di botte senza alcun motivo un ragazzo che cammina per strada. Complimenti, complimenti davvero.
Sono cose come questa che mi rafforzano ogni giorno di più nei miei pregiudizi. Il vestito buono e la carica istituzionale, evidentemente, non bastano a cambiare certe teste.

martedì, aprile 29, 2008

Quiz Anti-Mafia

Guardate la foto, scattata questa mattina alla prima seduta del Senato. Quiz: quanti anni di condanne sono immortalati nello scatto? Il primo che darà la risposta esatta avrà in premio la summa delle relazioni della Commissione Antimafia...

lunedì, aprile 28, 2008

Alemanno sindaco di Roma



E pure questa è andata. Secondo me ne vedremo delle belle. Per ora di bellissimo, alla festa al campifoglio, ho visto questo striscione. Applausi.

martedì, aprile 22, 2008

Ma dove viviamo? Anzi, ma dove vivono?

Tg2 ore 20:30. Un servizio sull'allarme sicurezza, poi un altro sulle misure allo studio del futuro governo (che non c'è ancora, ma studia!) per inasprire le pene contro l'emergenza criminale. E ancora: meravigliosa carrellata sulle armi da difesa da portare in borsetta (spray urticante, pistola elettrica e ammenicoli di questo tipo) e sui corsi di autodifesa "che ogni donna dovrebbe fare, e sono sempre di più quelle che si iscrivono".
A volte mi chiedo davvero se l'Italia in cui vivo, la Roma in cui abito, sia lo stesso posto descritto da certi telegiornali e da certa stampa. No, davvero. Perché il paese che io conosco ha tanti problemi, non ultimo quello della sicurezza, ma non è il bronx di cui parlano tanti media. Guarda caso in piena campagna elettorale. Sarà mica che qualcuno vuole prenderci in giro battendo sul tasto della paura? Sarà mica che qualcuno ha tutto l'interesse a far passare l'Italia per una specie di landa desolata senza legge a cui serve soltanto una guida sicura, forte a autoritaria. E questo a spregio delle statistiche che raccontano invece tutt'altra storia, con i reati in calo e la situazione in linea con l'Europa. Leggere per credere, ma è solo un esempio
Rabbrividisco e mi spavento. Mi spavento vedendo che c'è gente che non si fa problemi a creare un clima di guerra, a spargere terrore e diffidenza verso gli estranei. Verso gli stranieri soprattutto, meglio ancora se extracomunitari. Elettorale è il terrore, concretissimo il rischio della barbarie di un far west legalizzato.
Del resto, se il futuro ministro dell'Interno si spinge persino ad invitare i cittadini a creare ronde notturne, cosa attendersi di buono?
Cosa aspettate allora? Chiudetevi in casa e accendendete la tv.

giovedì, aprile 17, 2008

Ridiamoci su...

Mi sono preso una pausa elettorale, sperando di tornare a scrivere a miracolo compiuto. Com'è andata lo sapete tutti, e di parlarne nemmeno mi va troppo. Per cui per ricominciare provo a farci due risate sopra.

sabato, marzo 22, 2008

G8: per il centrodestra era andato tutto a meraviglia

A rileggerla oggi che sono passati sei anni e mezzo c’è da rabbrividire. A scorrerne di nuovo le pagine, oggi che il lavoro della procura di Genova ci ha consegnato una storia di violenze gratuite e umiliazioni, ce n’è da restare inorriditi. Perché la relazione finale frutto dei 44 giorni di lavoro del comitato formato da trentasei parlamentari e presieduto dall’avvocato Donato Bruno che condusse l’indagine conoscitiva sui fatti di Genova (venne depositata il 14 settembre 2001 e votata solo dalla maggioranza) ha consegnato alla storia parlamentare una verità incredibile e offensiva: «La Commissione - si legge - a conclusione degli accertamenti svolti rileva che non sorgono dubbi sulla positiva riuscita del vertice G8 svoltosi a Genova». Una menzogna scritta sul sangue ancora caldo di Carlo Giuliani e ad onta delle centinaia di manifestanti pestati senza motivo, sulle decine e decine di denunce da parte di manifestanti di mezzo mondo. Del resto «il vertice ha conseguito tutto gli obiettivi prefissati, sia sotto l’aspetto dei contenuti, sia sotto l’aspetto logistico amministrativo, sia sotto quello della sicurezza e della tutela dell’ordine pubblico, nonostante talune inerzie riferibili al precedente governo nella fase organizzativa».

«Gestione moderata»
Eppure, a meno di due mesi dalla conclusione del vertice, tutto il mondo aveva già avuto modo di vedere i filmati e le fotografie delle violenze di strada, delle cariche contro il corteo pacifico e della tanto macabra quanto indisturbata azione dei black block. Non abbastanza, evidentemente, per ammettere un fallimento evidenziato dagli organi di stampa di tutto il globo. «In una situazione di questo tipo - spiega infatti la relazione - la linea scelta dal governo Berlusconi e l’azione delle forze dell’ordine sono state, sul terreno dell’ordine pubblico, certamente positive». Anche perché, secondo il centrodestra, i giorni del vertice erano stati preceduti da un costruttivo dialogo con il Genoa Social Forum: si sono stanziati «fondi per l’accoglienza e a impartire precise direttive alle forze dell’ordine per una gestione moderata e ferma dell’ordine pubblico». Precise direttive che evidentemente a qualcuno devono essere sfuggite. Non si spiegherebbero altrimenti il numero spaventoso dei manifestanti rimasti feriti e le teste spaccate immortalate in foto che sono diventate la cifra reale della violenza che ha contraddistinto l’operato di interi settori delle forze dell’ordine.

Quelle torture ordinarie
Emblematico il caso del lager di Bolzaneto e delle sevizie subito da quanti ebbero la sfortuna di transitare nella struttura dopo il fermo. Racconti e denunce che hanno dato avvio all’inchiesta della magistratura genovese che ha parlato di «comportamenti vicini alla tortura» (44 richieste di condanna per ispettori di pg, funzionari di polizia e medici per un totale di 76 anni di carcere) ma sulle quali il comitato è stato cieco muto e sordo. Spingendosi addirittura a sancire che «nulla è dato da rilevare circa la palese legittimità della gestione effettuata da parte della polizia penitenziaria. In particolar modo (...) nulla può essere eccepito circa il pieno rispetto delle prassi concernenti le visite mediche, le perquisizioni e le ispezioni personali e circa le modalità del loro trattenimento in attesa di traduzione al carcere, sempre finalizzate al mantenimento dell’ordine tra gli arrestati e tra loro ed il personale operante». Del resto, scriveva la maggioranza di centrodestra del comitato, i racconti degli arrestati potevano non essere credibili: «Corre l’obbligo di richiamare le denunzie della Questura di Genova che, a seguito di intercettazioni ambientali, avrebbe acquisito elementi circa la preordinazione strumentale da parte di taluni degli arrestati di accuse infondate».

Tutte le bugie della Diaz
Non va meglio nella parte delle conclusioni riservata all’irruzione nella scuola Diaz la sera del sabato, quando gran parte dei manifestanti era già ripartita e i cortei si erano conclusi da ore. Chi era là dentro raccontò di una vera mattanza, di ragazzi svegliati in piena notte dai calci degli anfibi, di manganellate al buio e di teste sbattute contro muri e termosifoni. In ospedale finirono praticamente tutti i fermati. Per giustificare la tonnara, si scoprì poi, erano state confezionate prove false (due molotov sequestrate nel pomeriggio vennero trasportate nella scuola) mentre il bottino dell’operazione fu praticamente nullo. Eppure il centrodestra non mancò di rilevare «la legittimità della decisione di procedere alla perquisizione» nella convinzione «che presso l’istituto fossero occultate armi». Mesi più tardi si scoprì anche che alcuni dirigenti avevano messo in scena la farsa del giubbotto antiproiettile squarciato da una coltellata per giustificare la reazione violenta degli agenti, ma la Commissione in quel settembre aveva già deciso la sua verità: «A ragione fu predisposta una forza operativa adeguata a fronteggiare una decisa resistenza. Tale determinata resistenza è infatti ampiamente documentata e fu tale da comportare una decisa forza per vincere e superare la condotta degli occupanti, al fine di tutelare la stessa incolumità del personale». E le teste spaccate? E le braccia spezzate di quanti, inermi, cercavano di difendersi ancora distesi nei sacchi a pelo? «Sono emersi taluni eccessi compiuti da singoli esponenti delle forze di polizia. L’accertamento dei fatti è demandato all’autorità giudiziaria».

Massimo Solani, l'Unità 22 marzo

lunedì, marzo 17, 2008

Al fianco di Rosaria...

Sono felice di vedere che altri come me, sapendo della vicenda di Rosaria Capacchione de Il Mattino, abbiano deciso di fare qualcosa per proteggere una collega che fa il suo lavoro con coraggio e onestà. Non posso che unirmi a loro e rilanciare l'appello.

(ANSA) - ROMA, 17 MAR - «Chiediamo al Ministro dell'Interno di concedere adeguate misure di protezione alla giornalista del Mattino Rosaria Capacchione e tutti coloro che in questo momento sono oggetto di minacce alla loro persona da parte del crimine organizzato». Lo affermano in un appello al Ministero dell'Interno il Vice responsabile Informazione del Pd Roberto Cuillo, il Portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti, i giornalisti Furio Colombo, Roberto Morrione, Sandro Ruotolo e il Presidente di Articolo 21 Federico Orlando. «È un momento difficile per quei giornalisti che si battono contro l'illegalità. Durante il processo Spartacus contro i Casalesi - si legge nel testo dell'appello - sono state lette in aula grave minacce contro giornalisti, scrittori e magistrati. Nessuno può restare indifferente». Due boss del clan dei Casalesi, Francesco Bidognetti, detto Cicciotto di Mezzanotte, detenuto da alcuni anni, e il latitante Antonio Iovine, in una istanza depositata il 13 marzo dai loro legali per chiedere il trasferimento del processo a loro carico a Roma per legittimo sospetto, hanno lanciato accuse nei confronti dello scrittore Roberto Saviano, dell'ex pm della Dda di Napoli Raffaele Cantone e della giornalista del Mattino Rosaria Capacchione. (ANSA).