Ai lucidissimi deliri del leader di Forza Italia ha risposto giustamente il pubblico ministero antimafia di Palermo Antonio Ingroia, uno che Falcone lo ha conosciuto davvero. "Forse il presidente Berlusconi non ha ben chiare quali fossero le idee di Falcone, visto che Falcone non ha parlato mai di avvocati dell'accusa per indicare i pm essendo anche lui un pm di riconosciuto equilibrio, nè la necessità di un indirizzo dell'azione penale. Chi ha conosciuto bene Falcone a Palermo, invece sa quali fossero le idee per la giustizia - ha continuato Ingroia - e
siccome il suo chiodo fisso era la lotta alla mafia, per la quale si è sacrificato, sarebbe bene che il presidente Berlusconi se volesse davvero mettere in pratica le idee di Falcone di fronte ad una mafia che è ritornata a imperversare nel Paese, uccidendo in Calabria e in Campania, si dedichi all'urgente approvazione di un testo unico antimafia, un testo unico anti riciclaggio, la costituzione di un'agenzia per la gestione dei beni confiscati alla mafia e pensi alla dotazione di uomini, mezzi e strumenti legislativi ai magistrati e strumenti alle forze dell'ordine invece che tagliare sui fondi destinati a giustizia e sicurezza e sugli strumenti legislativi a disposizione, come dimostra il disegno di legge sulle intercettazioni e il progetto di riforma della magistratura".
Poi la chiosa finale: "È la mafia che va colpita e non la magistratura".
Chissà cosa avrebbe detto Giovanni Falcone dello stalliere Mangano, del senatore Dell'Utri condannato per mafia, delle frequentazioni mafiose del presidente del Senato Schifani. Tutti amici, loro sì, del presidente del consiglio Berlusconi. E cosa avrebbe detto l'uomo ucciso a Capaci delle parole del presidente del Consiglio sulla "magistratura metastasi della democrazia"? Sono forse queste le idee che Berlusconi vuole realizzare?

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